La Storia

Iqbal, un ragazzino sveglio e vivace di dieci anni, vive a Kardù, un piccolo villaggio in qualche parte povera del mondo. È bravo in disegno. Ha imparato dal nonno l’arte di annodare i tappeti soprattutto i ricercatissimi Bangapur, che richiedono gusto raffinato, senso artistico, abilità e dita sottili. Le doti di Iqbal.

Iqbal vive con il fratello Aziz e la madre Ashanta, donna coraggiosa che provvede alla famiglia in assenza del marito emigrato in cerca di lavoro. Inseparabile compagna la capretta Ragià che lo segue ovunque. Iqbal trascorre le sue giornate disegnando e divertendosi a giocare a calcio con una palla rappezzata in compagnia degli amici.

L’epopea di Iqbal comincia il giorno in cui il medico prescrive ben 16 dollari di medicine per Aziz, malato di polmonite. Ashanta è preoccupata, i soldi non ci sono e Iqbal sente che deve sostituire il papà e prende una decisione senza dirlo a nessuno: parte nottetempo per il mercato di Mapur per vendere la sua capra. Nell’ansia di organizzarsi, non sente che il medico prima di andarsene è riuscito a trovare nella propria borsa campioni dell’antibiotico in quantità sufficiente curare Aziz.

A Mapur sono guai: quando Iqbal vede il macellaio non vuole più vendere Ragià e si caccia nei pasticci, inseguito dal minaccioso macellaio. La sua fuga rocambolesca e disperata mette sottosopra l’intero mercato. Viene salvato da un viscido quanto gentile lestofante, Hakeem, che si offre di comprargli le medicine per Aziz: in cambio, dovrà lavorare nella fabbrica di tappeti del suo amico Guzman. “Per quanto tempo dovrà lavorare?” La risposta rimane sospesa. Intanto lui gli procurerà le medicine per Aziz e questa è la cosa più importante. Hakeem da par suo non mantiene la parola e dopo aver rivenduto per un sacco di dollari Iqbal a Guzman, se ne torna ai suoi sordidi affari.

Nel frattempo Ashanta, preoccupata e furente, parte per Mapur con l’intenzione di riportare a casa il figlio prima che si cacci in qualche guaio, inconsapevole di quelli in cui lui si è già cacciato. Lo cerca in farmacia e all’ufficio di polizia. Chiede, ma nessuno ha visto Iqbal. Del resto lei ha con sé solo un un autoritratto di Iqbal.

Guzman riconoscendo subito le doti di Iqbal, si impegna a consegnare un tappeto speciale, un Bangapur ai coniugi Flat, ricchi antiquari inglesi. Il bambino viene così costretto in un capannone sporco e freddo dove si trovano tappeti, telai e un gruppo di piccoli lavoranti: Fatima, Emerson, Maria, Ben, Salman e Karim. Bambini di età diverse ma con storie simili, tutte legate alla povertà. Iqbal non può far altro che cominciare a tessere il suo tappeto e … pensare a come venirne fuori.

Superata qualche diffidenza iniziale, il rapporto con i suoi compagni di sventura si fa più amichevole e nel gruppo comincia a farsi strada una coscienza nuova della loro condizione di “schiavi per sempre”. Iqbal, però, non si dà per vinto: una volta resosi conto che il debito non si esaurirà mai malgrado le promesse di Guzman, comincia a elaborare un piano per liberare i suoi piccoli amici e consentire a tutti di tornare a casa…